Il libro è diviso in due parti: la prima ricostruisce la storia delle iniziative del «Progetto Balcani» – nato per coordinare sotto un unico nome tutte le attività di solidarietà e aiuto avviate durante i conflitti degli anni Novanta nell’ ex Jugoslavia – e ne racconta il significato per l’Associazione; la seconda raccoglie le testimonianze scritte dei ragazzi e dei capi che hanno partecipato alle diverse esperienze, accompagnate da un reportage fotografico che conserva immagini e momenti.
Con il “Progetto Balcani”, l’AGESCI ha avviato diverse iniziative umanitarie di pace e solidarietà internazionale a sostegno delle popolazioni dell’ex Jugoslavia, tra cui le operazioni “Gabbiano Azzurro” in Croazia e “Volo d’Aquila” in Albania. Di fronte alle tragiche situazioni vissute da quelle popolazioni, lo scautismo italiano ha scelto di non rimanere a distanza, ma di creare occasioni di incontro e ponti di solidarietà, pace e speranza, scegliendo di portare il proprio concreto aiuto verso che vive in situazioni di difficoltà, povertà e disagio. Il racconto e la documentazione di ciò che è stato fatto diventano così anche un modo per custodire la memoria e trasmettere alle generazioni future il valore della solidarietà, della pace e dell’impegno verso gli altri.
«Con le operazioni “Gabbiano Azzurro” e “Volo d’Aquila” è divenuto chiaro che non è sufficiente non fare la guerra ma che è importante essere promotori della pace, suoi ambasciatori, testimoni e sostenitori. Ci si è resi conto che non basta starsene a casa cercando di non avere motivi di litigio con il proprio vicino ma che bisogna uscire, andare lontano e fare qualcosa di concreto perché si realizzi la pace. È stato importante non abbandonare i bambini nei piazzali grigi, alle paure e alle angosce dei grandi, ma portare loro un clima di allegria e gioco. È stato importante dare un segno di solidarietà alle madri che vivevano nell’ansia di ricevere notizie dei propri figli e mariti al fronte. È stato importante testimoniare che esistono valori diversi e superiori a quelli della vendetta, dell’astio, del rancore. Molti, forse senza rendersene conto, hanno aperto delle piccole finestre di speranza, hanno tenuto acceso il sentimento della ricostruzione e della rinascita».



